7 giorni in Albania: Tirana, la costa e le città patrimonio UNESCO
L’Albania è un grande cantiere ed è uno dei suoi punti di forza
Quando si pianifica un viaggio oltre Adriatico, la prima domanda che ci sichiede è quasi sempre la stessa: cosa vedere in Albania per coglierne la vera essenza? La risposta non si trova nei cliché, perché l’Albania è un paese in costruzione, nel senso più letterale del termine. Ovunque si vedono gru, ponteggi, strade rifatte a metà e lungomari tirati a lucido accanto a quartieri che aspettano ancora il loro turno. Non è un difetto, è la bellissima sensazione di arrivare in un posto che sta diventando qualcosa, e che non ha ancora finito di decidere cosa.
Quello che colpisce di più, però, è l’altra Albania, quella lontana dai cantieri. Le strade interne dove le mucche pascolano libere sull’asfalto, i pendii remoti con le capre e il silenzio quasi mistico delle vallate tra Valona e Berat. È qui, tra la natura e la storia, che si nascondono i contrasti più affascinanti del Paese: dalle meraviglie naturali come l’Occhio Blu — una sorgente carsica così intensa da sembrare finta — fino alle storiche città ottomane di Berat e Gjirokastër, entrambe patrimoni UNESCO.
Un viaggio che unisce la movida della costa e la sabbia di Ksamil a una delle destinazioni più economiche e accoglienti d’Europa, dove la gente ti riceve con una gentilezza genuina e profonda. Ecco l’itinerario completo per scoprirla in sette giorni.
Giorno 1: Tirana — la capitale che non si aspetta

Il viaggio inizia da piazza Skanderbeg, l’ombelico di Tirana: una distesa pavimentata grande come un campo di calcio, circondata da edifici istituzionali di chiaro stampo sovietico ai quali si affiancano centri commerciali dalle linee contemporanee. Il contrasto non stride — racconta semplicemente dove è stato il paese e dove sta andando. Sul lato sud della piazza si affaccia la Moschea Et’hem Bey, il principale luogo di culto della capitale. L’interno ha decorazioni pittoriche su motivi floreali uniche nell’architettura islamica — vale la visita anche per chi non è interessato all’arte religiosa.
Poco più in là, il Bazar Pazari i Ri: non aspettatevi Marrakech o Istanbul. È un mercato rinnovato e moderno, con botteghe, bar e ristoranti attorno. Nei vicoli interni si susseguono le zgare — i grill locali — dove una sosta è obbligatoria. Il cibo è semplice, carnoso, cotto sulla brace. Costa poco.



Giorno 2: Krujë e Scutari — storia e lago ai confini del Montenegro

Si lascia Tirana verso nord. Prima tappa: Krujë, circa un’ora di strada. È la città dove nacque e resisté Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese che fermò l’avanzata ottomana nel XV secolo. Il castello domina la vallata con una vista che vale da sola la deviazione. Il Museo Skanderbeg racconta quella storia in modo diretto e senza fronzoli.
Deviazione obbligatoria prima di Scutari: il Ponte di Mes, un ponte ottomano a 13 campate ancora intatte. È il tipo di struttura che si trova per caso su una strada provinciale e che resta impressa più di molti monumenti cercati apposta.Scutari è la capitale culturale del paese, porta d’ingresso per chi viene da nord. Le vie centrali Rruga Kolë Idromeno e Rruga 28 Nentori si trasformano la sera in un unico mercato gastronomico a cielo aperto. Da non perdere il Museo Nazionale di Fotografia Marubi: immagini storiche dell’Albania a inizio Novecento, ritratti di un popolo agli albori della modernità.
Il Castello di Rozafa sovrasta la città con una cinta muraria veneziana ancora robusta e una vista sulla piana che al tramonto è straordinaria. Prima di lasciare Scutari, vale i cinque minuti di strada fino a Shirokë: un piccolo borgo di pescatori sul lago, con bar e ristoranti affacciati sull’acqua.



Giorno 3: Valona e la penisola di Karaburun
Dal terzo giorno il viaggio punta la costa. Valona è la capitale del divertimento albanese, lungomare rifatto, architettura contemporanea, bar e ristoranti fino a tarda notte. Non ha grandi attrazioni culturali, e non ne ha bisogno: è un posto da vivere, non da visitare. Dal porto partono escursioni verso la penisola di Karaburun e l’isola di Sazan. Abbiamo prenotato con Trips4Fun: mezza giornata di barca con snorkeling lungo la costa, visita alla Grotta di Haxhi Ali e sbarco a Sazan, dove oltre alle spiagge incontaminate si possono ancora esplorare le trincee e i bunker della Seconda guerra mondiale. Il tipo di escursione che vale il prezzo del biglietto senza discussioni.




Giorno 4 e 5: Ksamil — la baia che sembra dipinta

La strada da Valona a Ksamil attraversa l’interno dell’Albania: montagne, vallate verdi, silenzio. Poco prima di Ksamil, superata Saranda, c’è uno slargo sulla costa dove tutti si fermano. Ci siamo arrivati al tramonto, con il sole che cadeva in mare appena dietro l’isola di Corfù, da lì a un palmo di mano, donando alla scena una luce che non si descrive bene senza sembrare esagerati.
La baia di Ksamil è straordinaria: tre isolotti la separano da Corfù, la sabbia è bianca, il mare passa dall’azzurro al verde al blu nel giro di pochi metri. I lidi della baia principale sono frequentati e giovanili, con ogni tipo di attività acquatica. Per chi cerca qualcosa di più tranquillo: Arameras Beach, sul promontorio dietro la baia principale. 25€ per parcheggio, ombrellone e due sdraio. La sera il bar si trasforma in un posto per l’happy hour al tramonto che vale da solo la giornata.
Il centro del paese offre buona ristorazione a base di pesce a prezzi ancora accessibili, circa 35€ a persona per un pasto completo. Il paese cresce in fretta e in modo disordinato: strade e marciapiedi in alcuni tratti sono ancora in lavorazione. Non disturba.

Giorno 6: il Blue Eye e Berat
Prima di lasciare il sud, una sosta obbligatoria: il Blue Eye, la sorgente carsica a pochi chilometri da Saranda. Il parcheggio costa 1€, l’ingresso 3€. Da lì si può camminare circa un chilometro fino alla sorgente (con tratti in salita) oppure prendere il trenino per 3€ in più. Con il caldo estivo abbiamo scelto il trenino all’andata e la passeggiata al ritorno.
La sorgente genera una piscina naturale di un blu talmente intenso da sembrare irreale, il nome non è una metafora, è una descrizione precisa. Formalmente è vietato fare il bagno, ma molti ci entrano lo stesso: l’acqua è gelida anche in agosto. Il ristorante sul fiume che deriva dalla sorgente è scenografico e conveniente, ci abbiamo pranzato (15€ a persona, carne alla griglia) prima di ripartire verso Berat.



Berat è patrimonio UNESCO e la fama non tradisce. Si trova nella valle del fiume Osum, con il quartiere di Gorica sulla sponda destra e il quartiere ottomano di Mangalem sulla sinistra, uniti da ponti pedonali con vista sul fiume. Il pomeriggio e la sera li abbiamo passati a camminare lungo il fiume, tra i vicoli di Gorica. Il tramonto sul fiume è il tipo di scena per cui vale portare una macchina fotografica decente.
Giorno 7: Berat — il quartiere ottomano e il castello
La mattina è dedicata a Mangalem, il quartiere ottomano. Vicoli stretti e ciottolosi, case bianche con finestre in legno intagliato, l’aria di un posto che non ha fretta di modernizzarsi. Oggi è prevalentemente abitato da B&B e ristoranti, ma il fascino dell’impianto originale è intatto.
Da Mangalem si sale a piedi lungo Rruga Mihal Komnena fino alla Kala, la cittadella di Berat. Il percorso è faticoso ma necessario: dentro le mura c’è ancora un quartiere abitato, con vicoli tra case bianche e terrazze panoramiche sulla valle dell’Osum. È uno di quei posti che sembrano sospesi — né museo né città normale, qualcosa nel mezzo.Pranzo in una trattoria locale a Mangalem, poi la Moschea di Piombo e la Moschea del Re prima di ripartire per Tirana. L’aeroporto dista circa 100 km: quasi due ore di strade provinciali tortuose, da calcolare con attenzione.



Conclusioni: l’Albania adesso o tra dieci anni
L’Albania tra dieci anni sarà probabilmente irriconoscibile. I cantieri finiti, i lungomari completati, i prezzi saliti. Non sarà necessariamente peggio ma sarà diversa. Chi ci va adesso vede qualcosa che non si vede spesso: un paese nel mezzo della sua trasformazione, con ancora intatta quella bellezza non levigata che il turismo di massa tende a cancellare per primo.
Il Blue Eye, Ksamil al tramonto, le strade interne con le mucche sull’asfalto, la gentilezza di chi non ha ancora imparato a trattare i turisti come una risorsa da sfruttare. Queste cose non durano.
Guida pratica: tutto quello che devi sapere prima di partire per l’Albania
Maggio–giugno e settembre sono i periodi migliori: caldo ma non torrido, mare già caldo, meno affollato. L’estate (luglio–agosto) è alta stagione con caldo intenso, prezzi più alti e Ksamil presa d’assalto. Vale comunque se si accetta il contesto. Attenzione: in estate le temperature interne superano i 35°C e le strade non sempre hanno ombra o punti di sosta. Partire presto la mattina e fermarsi nelle ore centrali è la scelta giusta.
Voli diretti da Roma Fiumicino e Ciampino con Ryanair, Wizz Air e ITA Airways. Durata: circa 1 ora e mezza. In alta stagione: 80–200€ a/r con 4–6 settimane di anticipo. In bassa stagione si trovano facilmente offerte sotto i 60€. Dall’aeroporto di Tirana al centro: taxi (circa 20€) o navetta ogni ora (circa 3€, 40 minuti).
L’auto a noleggio è indispensabile per questo itinerario. Gli autobus esistono e costano pochissimo (Durazzo–Tirana 1,50€) ma i mezzi sono vecchi e i tragitti lenti. I treni sono inaffidabili. Le autostrade coprono solo i tratti principali a partire da Tirana, per il resto si viaggia su strade provinciali. Calcolare tempi di percorrenza più alti del previsto: 130 km possono richiedere quasi 3 ore.Noleggio auto consigliato da prenotare in anticipo. Le compagnie internazionali sono presenti in aeroporto; quelle locali costano meno ma verificare l’assicurazione con attenzione.
Hotel 3-4 stelle nelle città principali (Tirana, Scutari, Valona) costano tra 40 e 80€ a notte in estate. A Ksamil i prezzi salgono in luglio–agosto: aspettatevi 60–120€ per un hotel decente. Prenotare con anticipo è essenziale per Ksamil, dove le strutture migliori si esauriscono settimane prima.
- Volo a/r da Roma, alta stagione: 100–180€ a persona
- Hotel 3-4 stelle, 7 notti (media tra le destinazioni): 50–90€ a notte
- Noleggio auto, 7 giorni: 150–250€ totali
- Ingressi principali (Castello Rozafa ~3€, Blue Eye ~3€, Museo Skanderbeg, Kala di Berat): 20–30€ totali
- Escursione in barca a Karaburun: 30–50€ a persona
- Vitto: 35€ al giorno mangiando bene
Budget complessivo stimato a persona: 600–950€ voli inclusi, 7 giorni in alta stagione. In primavera o settembre: 450–700€. L’Albania è ancora una delle destinazioni più economiche del Mediterraneo.
- Abbigliamento leggero e traspirante: il caldo estivo è intenso, soprattutto nelle città dell’interno.
- Scarpe comode con suola robusta: i vicoli di Berat e Krujë sono in ciottolato ripido.
- Costume sempre accessibile: tra coast e laghi, si usa continuamente.
- Contanti in lek albanesi (ALL): molti ristoranti e negozi locali non accettano carte. I bancomat si trovano nelle città principali.
- Crema solare alta: il sole albanese in estate è aggressivo, soprattutto in barca e sulle spiagge bianche di Ksamil.
La cucina albanese è semplice e buona. Il pesce alla griglia lungo la costa è fresco e conveniente. Nell’interno dominano la carne e le verdure grigliate alle zgare. Da non perdere: il byrek (pasta sfoglia ripiena di formaggio o carne), il tave kosi (agnello con yogurt al forno) e il baklava per chiudere.La regola vale ovunque: i posti migliori non hanno insegne elaborate. Si riconoscono dal fatto che ci mangiano i locali.

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Mappa e link utili per decidere cosa vedere in Albania
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