Questo è l’itinerario delle città imperiali del Marocco: 6 giorni tra Marrakech, Meknes, Fes e Rabat.
Questo itinerario attraversa le città imperiali del Marocco da sud a nord: sei giorni per capire che vale la pena tornare. Il Marocco non si capisce subito: Marrakech, Fes e Rabat sono un paese che lavora su tutti i sensi contemporaneamente. L’odore delle spezie nei souk, il suono dei fabbri nel vicolo accanto, la luce ocra che rimbalza sui muri della medina, il tè versato dall’alto con quella cerimonialità precisa che non ha niente di casuale. Ci vuole un po’ prima che il cervello smetta di registrare tutto come stimolo e cominci a vedere le cose per quello che sono.
L’itinerario delle città imperiali del Marocco funziona perché ogni tappa è radicalmente diversa. Marrakech è un vulcano: colori, suoni, movimento continuo. Fes è più silenziosa e più antica, con quella sensazione di camminare dentro qualcosa che esiste da prima di te. Rabat sorprende: verde, aperta, affacciata sull’oceano. Infine, Casablanca è il motore economico del paese, con una moschea che da sola giustifica la deviazione.
In sintesi, sei giorni non bastano per capire il Marocco. Bastano per capire che vale la pena tornare.
Giorno 1: Marrakech — la città imperiale del Marocco che non si ferma mai

I Jardins de la Menara
Si inizia dai Jardins de la Menara: un padiglione del XIX secolo con uliveti e una vasca d’acqua, con l’Atlante sullo sfondo.
Poi verso il centro, davanti alla Moschea Koutoubia, chiusa ai non musulmani sebbene il minareto non ha bisogno di essere visitato dall’interno per fare effetto. È il modello da cui fu copiata la Giralda di Siviglia. Ricordarselo a Siviglia aggiunge valore al viaggio.
Il Palazzo della Bahia e il Museo Dar Si Said
Il Palazzo della Bahia è decisamente il posto dove non sai dove guardare: marmo, porcellane, legno intagliato, decori ovunque con una logica diversa in ogni stanza. La visita impegna un paio d’ore. A pochi passi, il Museo Dar Si Said è un archivio dell’artigianato locale – borse tuareg, tappeti berberi, gioielli – che racconta secoli di mestiere senza didascalie inutili.

Jamaa El Fna
La piazza Jamaa El Fna è il centro di gravità della città. Di mattina: succhi, venditori, turisti. Poi al tramonto gli chef montano i banchi della ristorazione di strada e la piazza diventa un mercato del cibo all’aperto dove l’odore del kebab si mescola con il fumo dei bracieri. È uno spettacolo che va in scena da secoli, ogni giorno, senza che nessuno l’abbia programmato.
Il souk Haddaline
Dalla piazza verso nord si entra nei souk della Medina. Il tratto più memorabile è il souk Haddaline: il rumore della lavorazione dei metalli è continuo, i fabbri lavorano a vista. Un paradiso per chi fotografa.



Giorno 2: da Marrakech a Fes attraverso il Medio Atlante

La strada da Marrakech a Fes
La strada verso Fes è il Marocco che non appare nelle brochure. Appena fuori Marrakech, la città si dirada in una periferia ancora alla ricerca di sé stessa, e poi sparisce. Tuttavia, quello che rimane è un deserto di pietre: rocce levigate dal vento fino all’orizzonte, pianura silenziosa interrotta solo dalle corsie in terra battuta ai lati della strada, percorse da muli carichi di provviste. In certi punti abbiamo visto donne e bambini vendere pane azzimo sul ciglio della strada con una dignità tranquilla che non chiedeva niente. Ci siamo fermati. Vale farlo.
Khenifra e Ifrane
Tappa pranzo a Khenifra, cucina tipica all’Hôtel Café Restaurant de France. Poi si sale verso Ifrane: stazione di villeggiatura nel Medio Atlante che sembra un paese alpino capitato per errore in Africa: case in legno, tavolini all’aperto, famiglie in vacanza. L’icona del posto è la statua dell’ultimo leone selvatico dell’Atlante, ucciso negli anni Venti. È lì in una piazzola verde, immobile, come se aspettasse qualcosa che non arriverà più. Non è un dettaglio allegro. È il tipo che resta.
Giorno 3: Fes — la città imperiale del Marocco che ti aspetta

Borj Nord e la vista sulla medina
Prima di scendere nella medina vale la pena salire a Borj Nord, la fortezza sulla collina: la vista sull’intera città permette di capire l’estensione della medina prima di perdersi dentro. È la cartina che serve.
La medina di Fes
La Medina di Fes è una delle più vaste e meglio conservate al mondo. Non a caso, nei vicoli a tratti così stretti, la luce del sole non arriva. Piazze improvvisate dove si vendono verdure, spezie e animali vivi fianco a fianco. Sul percorso si trova l’ingresso dell’Università Islamica Kairaouine, la più antica al mondo, con un cortile in marmo giallo, verde e nero che vale lo sguardo. Subito dopo, la Medersa el-Attarine, appena restaurata. Infine, il Museo Nejjarine: sulla terrazza si ammira una delle viste migliori sulla medina dall’interno.



Le concerie Chaouwara di Fes
Le concerie Chaouwara sono la cosa che si ricorda di più. Sebbene all’ingresso ti diano un mazzetto di menta da tenere sotto il naso, l’odore della concia è persistente e acre. La vista dall’alto, dalle terrazze dei negozi che si affacciano sulle vasche di tinte naturali, è una delle più fotografate del Marocco. Tuttavia, entrambe le cose sono vere allo stesso tempo.
La Nuova Fes
Infine, Ia giornata si è conclusa con una passeggiata sull’Avenue Hassan II, il viale alberato della Nuova Fes. Tè marocchino servito con quella lentezza rituale che qui non è inefficienza, è rispetto.




Giorno 4: Meknes, Rabat, Casablanca

Meknes
Meknes vive nell’ombra delle altre città imperiali del Marocco più famose. A torto. Infatti, la Bab el-Mansour è la porta monumentale meglio conservata del Marocco: archi intrecciati, mosaici, decori in zellige. Il Mausoleo di Moulay Ismail, appena riaperto dopo il restauro, è forse l’esempio più raffinato di artigianato marocchino dell’intero viaggio.
Rabat
Rabat, fra le città imperiali del Marocco, è la prima città del viaggio che non sembra marocchina nel senso convenzionale. È verde, ordinata, bianca, dopo giorni di ocra e arancio, il bianco delle pareti della medina è quasi straniante.
Il Mausoleo Mohammed V e la Torre Hassan, 44 metri tutt’ora incompiuti, coesistono a dieci metri di distanza: la torre spezzata e il mausoleo rifinito in ogni dettaglio. È uno di quei contrasti che non servono spiegazioni.
La Kasbah les Oudaias, arroccata su un promontorio sull’oceano, ha la vista migliore di tutta la città: l’estuario, le spiagge e Salè dall’altra parte dell’acqua. Ugualmente, i Giardini Andalusi fuori dalla Kasbah offrono ombra e silenzio dopo ore di cammino. Prendersi dieci minuti lì dentro è stata la scelta giusta.
Casablanca
Infine Casablanca. No ha il fascino delle città imperiali del Marocco, sebbene sia il motore economico del paese; grattacieli e cantieri ovunque. Si arriva a fine giornata e si pernotta. La mattina dopo è tutta per lei.




Il libro di questo viaggio
Gli amanti di Casablanca
Ben Jelloun
L’ho comprato in una libreria di Marrakech che sembrava nascondersi dal mondo. Ben Jelloun racconta il Marocco che non finisce nelle guide, quello che ti entra dentro e non se ne va.
Giorno 5: Casablanca, la Moschea Hassan II e il ritorno a Marrakech
Casablanca e la Moschea Hassan II
Casablanca ha una cosa che vale da sola il viaggio: la Moschea Hassan II. È la terza moschea più grande al mondo, costruita sul mare in risposta a un versetto del Corano, secondo il quale il trono di Dio fu costruito sull’acqua. La struttura è visibile da ogni angolo della città. Tuttavia, è l’interno che sorprende davvero: ha infatti una struttura a navate mutuata dall’architettura cristiana e una tribuna sopraelevata per le donne ispirata alla tradizione ebraica. Elementi delle altre due religioni monoteiste, incorporati deliberatamente in una moschea islamica. Non era scontato.
La visita dura un’ora e mezza ed è anche disponibile anche in italiano; inoltre è l’unica moschea del paese aperta ai non musulmani. Dopo la moschea: terrazza panoramica del Deck Al Aank sulla baia, tajine di pollo al Le Cabestan sul lungomare, un po’ di spiaggia all’Ain Diab Beach. Infine, tre ore di autostrada verso Marrakech.



Giorno 6: Valle dell’Ourika e Giardini Majorelle
Viaggio nella valle dell’Ourika
Si parte presto verso la valle dell’Ourika, 45 minuti a sud di Marrakech. La strada attraversa una periferia in espansione rapida, condomini lussuosi ancora in costruzione, lusso e cantiere fianco a fianco, prima di aprirsi su una valle sorprendentemente verde, con botteghe di artigianato e tappeti berberi colorati esposti su ogni muro. Il centro dell’Ourika si sviluppa lungo il fiume, i tavoli dei ristoranti sono praticamente sull’acqua.


La vita semplice dei centri rurali
Durante il rientro, una deviazione sulla sinistra porta in un piccolo centro rurale che non è su nessuna guida. Strade sterrate, case basse, silenzio. Una famiglia del posto ci ha aperto la porta di casa. Siamo entrati. Gli ambienti erano semplici, tappeti sul pavimento, pareti bianche, luce che filtrava da una finestra piccola ma il senso di vita che emanavano era reale: i valori berberi nell’accoglienza, la tradizione in ogni oggetto, la generosità di chi non ha molto ma non te lo fa pesare. È stato il momento più vero del viaggio. Il tipo di cosa per cui vale fare la deviazione.




I Giardini Majorelle
Rientrati a Marrakech, ultima tappa obbligatoria: i Giardini Majorelle, donati da Yves Saint Laurent alla città. Sebbene non siano grandi, il blu cobalto delle strutture contro il verde della vegetazione è il tipo di contrasto che rimane impresso in modo permanente. Il viaggio si chiude dove era cominciato: piazza Jamaa El Fna, ancora in movimento, ancora incurante dell’ora. Bella, decisamente.


Conclusione: quello che il Marocco lascia
In conclusione, il Marocco non si lascia attraversare in modo neutro. Qualcosa resta: l’odore della concia a Fes, il bianco di Rabat dopo giorni di ocra, il rumore dei fabbri nel souk Haddaline, la gentilezza di una famiglia in un villaggio senza nome. Non sono i monumenti che si ricordano per primi.
Sei giorni sono pochi. Ma sono abbastanza per capire che il Marocco ha una coerenza profonda e un’identità che non cerca di piacere a tutti i costi. E che proprio per questo, alla fine, piace perchè le città imperiali del Marocco ti lasciano qualcosa che non si spiega facilmente.
Guida pratica: tutto quello che devi sapere prima di partire
Primavera (marzo–maggio) e autunno (settembre–ottobre) sono i periodi migliori: temperature tra 20 e 28°C, luce perfetta. L’estate supera i 40°C a Marrakech — si parte presto la mattina e ci si ferma nelle ore centrali. Il Ramadan cambia i ritmi in modo radicale: ristoranti chiusi di giorno, atmosfera più intensa. Tuttavia, non è un motivo per non andare, ma bisogna saperselo aspettare.
Voli diretti da Roma con Ryanair (Ciampino) e Royal Air Maroc (Fiumicino). Circa 3 ore e mezza di volo. In alta stagione: 150–350€ a/r con anticipo di 4–6 settimane. In bassa stagione sotto i 120€. Dall’aeroporto di Marrakech al centro: taxi concordato (10–15€) o bus linea 11 (meno di 1€).
Per questo itinerario il tour organizzato con guida è la scelta più efficiente; infatti le distanze tra le città sono considerevoli e avere qualcuno che conosce i percorsi fa risparmiare energia. In alternativa, noleggio auto — ma nelle medine non si entra: ci si parcheggia fuori e si continua a piedi. I petit taxi locali costano 3–5€ a corsa: concordare il prezzo prima di salire.
Hotel 3-4 stelle La scelta migliore sono i riad: case tradizionali con cortile interno, spesso più caratteristici degli hotel a prezzi comparabili. A Marrakech: 60–120€ a notte per un riad di buon livello nella medina. A Fes prezzi simili, a Rabat leggermente più bassi. Come sempre, prenotare in anticipo è essenziale in alta stagione.
- Volo a/r da Roma, alta stagione: 200–320€ a persona
- Hotel 3-4 stelle, 6 notti (media tra le città): 60–100€ a notte
- Tour organizzato con guida e trasporti interni: 150–300€ a persona
- Ingressi principali (Palazzo Bahia, Mausoleo, Moschea Hassan II, concerie, musei): 40–60€ totali
- Vitto: 15–25€ al giorno fuori dai circuiti turistici
In conclusione, Budget complessivo stimato a persona: 750–1.200€ voli inclusi, 6 giorni in alta stagione. In primavera o autunno: 600–1.000€.
- Abbigliamento coprente: spalle e ginocchia coperte fuori dalla spiaggia, obbligatorie nei luoghi di culto.
- Scarpe comode con suola robusta: i selciati delle medine sono sconnessi e si cammina molto.
- Contanti in dirham: molte botteghe e i petit taxi non accettano carte.
- Crema solare alta: il sole marocchino in estate non tratta.
La tajine e il couscous del venerdì sono i piatti fondamentali: semplici, con spezie che non bruciano, ottimi ovunque fuori dai circuiti turistici. Il pane azzimo comprato lungo la strada da donne e bambini vale più di qualsiasi colazione in hotel. I ristoranti con menu in cinque lingue intorno a Jamaa El Fna sono da evitare. Infine, I posti migliori si trovano a dieci minuti a piedi dalla piazza, senza insegne particolari.

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