Un giorno a Chieti: la terrazza d’Abruzzo che scopri per caso
Ci sono arrivato per una partita di calcio, non per turismo
Mia figlia gioca a calcio. Quel sabato aveva la trasferta contro la squadra locale di Chieti: campo periferico, tribuna di metallo che scottava già alle dieci del mattino. Ho fatto due calcoli mentre aspettavo il fischio d’inizio: due ore da Roma, un’ora e mezza di partita. E poi? Non avevo mai pensato di trascorrere un giorno a Chieti. Era una città di passaggio, buona giusto per un pranzo veloce prima di tornare a casa.
Ho cambiato idea nel giro di venti minuti, appena parcheggiato in centro. Chieti non alza la voce. A mezzogiorno Corso Marrucino ha il ritmo di chi non ha fretta di arrivare da nessuna parte: voci basse, passi lenti, gente che si ferma a parlare in mezzo alla strada senza che nessuno si scansi con insofferenza.
Dopo anni passati nel rumore di fondo di Roma, mi sono accorto di avere quasi dimenticato come suona una città che non ti spinge da nessuna parte.
Un giorno a Chieti basta, non per esaurirla, ma per capire perché la chiamano la terrazza d’Abruzzo e perché tra una cattedrale neogotica, un guerriero di pietra vecchio 2500 anni e un piatto di saccottini alle pere vale la deviazione anche solo per un pranzo.
Cattedrale di San Giustino: la facciata che inganna
Il nostro giorno a Chieti parte da qui perché è impossibile fare altrimenti. La Cattedrale di San Giustino domina il centro con una facciata neogotica imponente, tutta guglie e simmetrie ma è un travestimento. Il rifacimento è di inizio Novecento. Sotto quella pelle sopravvive una pianta medievale a tre navate, e la si sente ancora scendendo nella cripta, dove volte a crociera basse e colonne di epoche diverse sembrano messe insieme come pezzi recuperati. Dentro, il paliotto barocco dell’altare maggiore racconta l’acclamazione di San Giustino a vescovo, un pezzo di scultura che da solo vale i cinque minuti di sosta.


Corso Marrucino: lo struscio e il caffè che compie cent’anni

Dalla Cattedrale, Corso Marrucino si apre come l’arteria naturale della città. Ai suoi lati: il Palazzo della Prefettura, il Palazzo de’ Mayo, il Largo Gian Battista Vico con la Camera di Commercio. Qui i chietini fanno ancora lo struscio del pomeriggio, non per posare, semplicemente perché è quello che si fa da sempre. Il Gran Caffè Vittoria ha i tavolini in prima fila sul passeggio. Mi sono seduto a fare colazione guardando la città muoversi intorno, ed è stato uno dei momenti più giusti del mio giorno a Chieti.
Poco distante, su via Arniense, l’Esedra della Pescheria interrompe il ritmo del corso con la sua forma a emiciclo neoclassico. L’ex mercato del pesce e della carne è stato costruito nell’Ottocento vicino a Porta Pescara, punto d’ingresso per i pescatori che salivano dalla costa.
Affacciato sul corso, il Teatro Marrucino è la sorpresa che non ti aspetti in una città di queste dimensioni. Balconate ottocentesche a semicerchio, velluto porpora, decorazioni dorate, un’acustica che i musicisti descrivono come perfetta. A luglio ospita la Settimana mozartiana. Se capitate in quel periodo, vale organizzare la giornata attorno a uno spettacolo serale.
Villa Frigerj e il Guerriero di Capestrano
Il parco di Villa Frigerj è il primo momento di respiro della giornata: viali alberati, statue, laghetti con i pesci, un’area giochi per chi viaggia con bambini. Ma il motivo vero per venire qui è dentro la villa neoclassica che occupa il parco — il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo.


Al centro di tutto c’è il Guerriero di Capestrano: una statua a grandezza naturale di un re dei Vestini, copricapo a tese larghe, paramenti militari scolpiti con una precisione che non ti aspetti da una pietra di 2500 anni fa. Ha una sala tutta sua, e la merita. Poco distante, l’Ercole in riposo. Una statuetta in bronzo di fattura raffinatissima, arrivata dal santuario di Ercole Curino a Sulmona. E’ il tipo di pezzo che rischia di passare inosservato tra i visitatori diretti dritti al Guerriero. Non fatelo: fermatevi anche lì.


L’anfiteatro romano e la Civitella: due musei, una sola salita
Sulla sommità dell’antica necropoli, nella parte più alta della città, l’anfiteatro romano risale alla metà del I secolo. Il restauro recente lo ha restituito alla sua funzione originaria: d’estate ospita rassegne teatrali, e l’acustica, dicono, non ha bisogno di amplificazione.
Nella parte inferiore dell’anfiteatro, il Museo Archeologico Nazionale “La Civitella” conserva i reperti degli scavi degli anni Sessanta. Se Villa Frigerj racconta la storia dell’Abruzzo, qui si racconta la storia di Chieti — dal Paleolitico all’Ottocento, in un unico percorso. Due musei diversi, due narrazioni diverse, la stessa salita.

Chieti sotterranea: i tunnel che nessuno cerca
Sotto le strade e i palazzi del centro, Chieti nasconde una rete di gallerie che in epoca romana collegava probabilmente l’intero abitato. Oggi solo alcuni tratti sono percorribili. Il più interessante è Via Tecta, accessibile da Palazzo de’ Mayo lungo Corso Marrucino: una via coperta usata per il controllo della rete idrica. Poco distante, la Cisterna di via Gizzi serviva per la raccolta delle acque e, durante la Seconda guerra mondiale, diventò rifugio antiaereo per i cittadini.
È la parte di Chieti che quasi nessuno cerca, e proprio per questo vale la deviazione.
Quello che resta di un giorno a Chieti
Non sono arrivato a Chieti per Chieti. Ci sono arrivato per una partita di calcio di mia figlia, e me ne sono andato con il Guerriero di Capestrano in testa, l’odore di caffè del Gran Caffè Vittoria, il sapore dei saccottini alle pere, e la sensazione fisica di una città che non ha fretta di dimostrare niente a nessuno.
Chieti non stravolge un viaggio. Lo completa, quasi per caso. Come è successo a me.
Guida pratica per un giorno a Chieti: tutto quello che devi sapere prima di partire
Primavera (aprile-maggio) e autunno (settembre-ottobre) restano la scelta più sensata: le temperature infatti sono gestibili per la salita verso l’anfiteatro e la luce è buona per i belvedere sul mare e sulle montagne.
L’estate va bene se non temete il caldo sui ciottoli del centro storico ma è anche il periodo in cui il Teatro Marrucino ospita la Settimana mozartiana. A luglio, quindi può valere la pena organizzarsi attorno a quella.
Auto: Chieti si raggiunge percorrendo l’autostrada A24/A25 (parte del percorso europeo E80), che collega Roma a Pescara. Da Roma sono circa 210 km e 2 ore e 10 minuti di guida, pedaggio indicativo 18-19€ a tratta. Da Pescara bastano 20 minuti.
Treno: linea Roma-Sulmona-Pescara, ma senza collegamenti diretti dalla capitale a Chieti. Infatti conviene solo arrivando dal versante adriatico.
Bus: Flixbus e linee regionali coprono la tratta. Nonostante tutto è un’alternativa economica per chi non vuole guidare.
- Pedaggio autostradale a/r da Roma: 35-40€ per auto
- Parcheggio giornaliero: 5-8€
- Ingresso Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo: 5€ (2€ ridotto, gratuito sotto i 18 anni)
- Ingresso Museo della Civitella: pochi euro, da verificare in loco
- Pranzo completo con antipasto e caffè: 15-20€ a persona
Budget complessivo realistico per una giornata: 30-40€ a persona, esclusi i costi di trasporto se venite da lontano
- Scarpe comode: il centro è in salita verso l’anfiteatro, e i sotterranei si percorrono anche loro a piedi.
- Una giacca leggera anche in primavera: dai belvedere il vento sale dal mare senza preavviso.
- Contanti: alcune realtà del centro storico, specialmente nei piccoli musei, preferiscono ancora il pagamento in contanti.
Ristorante Nino, tra il corso e la villa comunale. Cucina tradizionale abruzzese, ambiente familiare. I saccottini alle pere e gorgonzola, poi, sono la scelta giusta. Infine, il conto medio è di 15-20€ a persona, caffè incluso.
Ti ringrazio per averlo letto
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